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Cinema Teatro Musica

Regista - 2° Parte

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Ginetta prosegue l’intervista facendo un confronto con il passato. Spiega che, rispetto ai primi anni, la mole di lavoro e il tipo d’impegno degli ultimi tempi sono molto cambiati. Prima c’era un coinvolgimento a 360°; durante le prove, dice lei, ci si dimenticava dell’orologio. Ora, invece, non c’è più lo stesso interesse nell’approfondire i testi, lavorare sugli adattamenti linguistici e tutto è più “freddo” e impersonale. Le compagnie con cui ha lavorato negli anni sono state molto diverse tra loro: le prime erano formate da sordi segnanti e sordi oralisti, ha seguito compagnie di attori sordi e udenti e racconta anche di un’esperienza molto positiva con un gruppo di attori tutti udenti che recitava in lingua dei segni; in quell’occasione è stato interessante, per lei, capire come un udente realizzasse la traduzione e l’adattamento di un testo scritto in lingua dei segni. Ginetta racconta del periodo dal 1977 al 1985, quando era abitudine, tra le varie attività, realizzare spettacoli in occasione di festività quali il Natale o la festa di San Francesco di Sales, occasioni che col tempo sono gradualmente svanite. Ginetta non si ritiene mai pienamente soddisfatta dei suoi lavori, ribadisce di non trovare più lo stesso interesse e lo stesso impegno di un tempo. Quando la motivazione e l’entusiasmo di tutti erano al massimo, ogni parola, ogni pausa aveva un valore, gli spettacoli suscitavano emozioni molto intense, nonostante non fossero in lis. Ora tutto sembra essere più rapido, sbrigativo, come se non ci fosse un pensiero dietro alle azioni e ai personaggi. Questo, dice lei con un po’ di nostalgia, è motivo di dispiacere, anche se ribadisce che i risultati, alla fine, sono sempre complessivamente positivi.