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Il festival di Sanremo 2013: “A bocca chiusa”
Renato, accomodatosi sulla sedia, ci segna il suo nome e comincia a raccontare:
“vi racconto un periodo bellissimo della mia vita. Stavo alla sede ANIOS a via Nomentana quando un giorno viene un giovane e famoso cantante, Daniele Silvestri (segna anche il suo segno nome) che mi dice di voler tradurre in LIS il testo di una canzone e che avrebbe voluto una interpretazione in LIS durante la performance. Io, che ho sempre sostenuto la promozione e diffusione della LIS, accetto molto volentieri. Mi dice anche che saremmo dovuti essere a Sanremo la settimana successiva. Mi prende un colpo! e subito mi attivo con un gruppo per lavorare al testo di Silvestri: Tiziana (Gulli), Marcello (Cardarelli) e Silvia (Del Vecchio). Insieme lavoriamo alla traduzione del testo, non era complicato, e una volta finita la mandiamo a Silvestri che ne fu contento. Insieme, lui ed io, partiamo alla volta di Sanremo. La prima sera che mi trovai lì ho preso coscienza di essere per la prima volta su quel palco, con la platea davanti e la televisione dietro che avrebbe collegato 11 milioni di persone e mi sono sentito con le ginocchia molle a mo’ di mancamento, ero molto emozionato. Poi mi son detto: “stai tranquillo!”. Silvestri ha cantato la canzone “a bocca chiusa” che ha un segno nome (ce lo mostra) e io contemporaneamente la cantavo in LIS. Alla fine si è levato un grande applauso (in segni) ed erano tutti contenti. Ma il vero lavoro era dietro le quinte: dieci, venti, trenta giornalisti che ci hanno intervistato facendoci mille domande: “cos’è la LIS, dove l’hai imparata, perché”, ecc.!! Daniele Silvestri ed io rispondevamo a tutte le domande promuovendo anche il riconoscimento della LIS. È stata una settimana intensa di interviste! Per me una grande soddisfazione. E per questo devo ringraziare Daniele Silvestri. È stato davvero un periodo bellissimo della mia vita.
Le domande dei giornalisti erano tipo, “tu dove hai imparato la LIS? è vero che la LIS è una lingua povera?” e via dicendo… io cercavo di soddisfare le loro curiosità e spiegavo che la LIS non è una lingua povera, anzi, molto ricca! Una famiglia come la mia ne è un esempio: due genitori sordi che si sono sposati e hanno avuto due figli che sono cresciuti bene, tutto questo grazie alla LIS. È una vera lingua che ha un grande valore! La battaglia per il riconoscimento della LIS non è finita. La politica nasconde i suoi interessi sotto, lo so, ma la battaglia continuerà fino a quando non ci sarà il riconoscimento, come per gli altri paesi d’Europa e del mondo!”.